Pensioni: stesso trattamento per cittadini e parlamentari?

di Chiara Rocca

Le pensioni sono uno dei temi scottanti del dibattito politico e sociale, soprattutto a partire dal 2012, anno in cui è stata introdotta la Legge Fornero.

Simonetta ha raccolto più di 24.000 firme in una settimana. Lo ha fatto lanciando una petizione su Change.org, in cui chiede che i parlamentari vadano in pensione con le stesse regole dei comuni cittadini. Infatti, seppur sia stato superato l’istituto dell’assegno vitalizio e sia stato introdotto un trattamento pensionistico basato su un calcolo sostanzialmente analogo a quello utilizzato per i dipendenti pubblici, tutta questa uguaglianza non sembra poi essere tanto palese.

Ma quanti di voi sanno esattamente come funziona la “questione pensioni”? Quanti sanno come viene pensionato un cittadino e come un deputato? Scopriamolo insieme.

Alcuni dati della Legge Fornero sono stati aggiornati per gli anni dal 2016 in avanti. Dal momento che il nostro obiettivo è capire come, quando e perché andremo in pensione da qui in poi, partiamo da queste novità.

I primi a essere inseriti nella nostra rassegna sono gli uomini, che tra il 2016 ed il 2018, andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi, dopo aver versato almeno 20 anni di contributi. Le donne, invece, nel settore privato andranno in pensione a 65 anni e sette mesi (66 anni e sette mesi nel 2018), come lavoratrici autonome dovranno aver raggiunto un'età di 66 anni e un mese (66 anni e sette mesi nel 2018) e come dipendenti pubbliche avranno gli stessi tempi degli uomini, 66 anni e sette mesi.
Ma attenzione, chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 potrà acquistare la pensione di vecchiaia a 63 anni e sette mesi, sempre con la clausola di aver versato almeno 20 anni di contributi.

Questi sono i casi “base”, ma non è del tutto impossibile pensare di andare in pensione prima del tempo previsto. Secondo il Sole 24 ore lo si può fare in almeno 5 modi:
metodo “classico” per cui gli uomini devono avere almeno 42 anni e dieci mesi di contributi mentre per le donne sono sufficienti 41 anni e dieci mesi.

“anticipata contributiva”, disponibile per chi ha iniziato a versare dal 1996; si tratta di fare i conti con un assegno meno ricco rispetto al sistema misto e il requisito minimo d’età è identico al metodo suddetto.

"opzione donna", che offre la possibilità alle lavoratrici dipendenti, anche del pubblico impiego, con 57 anni e 3 mesi di età (58 anni e 3 mesi le autonome) e 35 di contributi, di chiedere la pensione anticipata in cambio di un ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo, quindi meno conveniente. 

“sistema delle quote”, rimasto in vigore solo per le persone che svolgono attività particolarmente faticose e pesanti. La “quota” scatta quando, sommando gli anni di contributi e quelli di età, si raggiunge una determinata soglia e al contempo si rispettano i minimi previsti per i due addendi.

“la strada degli esuberi”, per cui le aziende con più di 15 addetti possono gestire eventuali esuberi occupazionali ricorrendo a un anticipo della pensione. L’opzione può essere utilizzata con i dipendenti a cui mancano non più di quattro anni al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.

Queste sono le regole fissate per pensionare qualsiasi comune lavoratore in Italia, in base alla legge Fornero. Una legge che aumenta progressivamente i requisiti per raggiungere il meritato riposo.

Ora vediamo, invece, che cosa la stessa legge Fornero ha stabilito per i parlamentari.

Il fulcro della riforma è indubbiamente l’abolizione dei vitalizi, a favore delle pensioni, che saranno calcolate, anche per i rappresentanti del popolo, in base al sistema contributivo e che andranno a gravare sempre e comunque sui bilanci di Camera e Senato.
I vantaggi non mancano di certo: l’età pensionabile è di 65 anni, con una sola legislatura (5 anni) alle spalle e di 60 con due legislature (10 anni). A questo si aggiunge il fatto che i coefficienti di rivalutazione dei contributi versati dai parlamentari, sono decisamente vantaggiosi rispetto a quelli dei “comuni mortali”: infatti i deputati sono assoggettati d'ufficio al versamento di un contributo pari all' 8,80 per cento dell'indennità parlamentare lorda.

Questi i dati oggettivi di ciò che avviene con le pensioni all’interno del nostro Paese. Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con Simonetta?

 

Vuoi sostenere la causa di Simonetta dandole più visibilità su Change.org? Clicca qui:
https://www.change.org/p/min-meb-parlamentari-in-pensione-con-le-stesse-regole-dei-cittadini/sponsors/new