La rabbia di Luigi Leonardi, “da testimone a collaboratore di giustizia”

di Chiara Rocca

Ci sono errori di valutazione che possono cambiare la reputazione di un uomo, facendo così maturare in lui la voglia e la necessità di riscattarsi.

Proprio questo è capitato a Luigi Leonardi, un giovane imprenditore napoletano, che dopo essersi messo al servizio della giustizia e dello Stato italiano, ha poi denunciato di aver subito un trattamento inadeguato dalle istituzioni. È stata lanciata una petizione su Change.org per riabilitare il suo nome. La notizia è il cambiamento di status da testimone a collaboratore di giustizia. Un fulmine a ciel sereno per Leonardi e per i suoi cari. Ora chiedono spiegazioni e una correzione immediata.

Abbiamo intervistato Luigi, leggiamo insieme la sua storia.

Chi è Luigi Leonardi?
Sono un ex imprenditore napoletano di 42 anni. Un ragazzo che, essendo da 18 anni coinvolto in queste storie, ha deciso che questo sistema non è e non deve essere la normalità.

Come sono iniziate le vessazioni da parte della camorra?
Sono iniziate con una "visita da manuale". Sono arrivati in tre, alle 19 di sera, al negozio che avevo a San Vitaliano. "Ti sei messo apposto con gli amici della zona?", questa fu la domanda di benvenuto che mi venne fatta dal capozona, venuto nel mio negozio a pretendere ciò che gli spettava di “diritto”, dal momento che quei territori gli appartenevano.

Che cosa ti veniva chiesto da questi signori?    
Mi è stato chiesto un versamento di 500 euro al mese per ogni vetrina del negozio. Ne aveva 5. E un bonus di 1.500 euro a Pasqua, Natale e Ferragosto per mantenere le famiglie dei carcerati.
Li misi alla porta. La sera, chiuso il negozio, sono stato inseguito.
A pochi km da casa, mi hanno tagliato la strada, la mia auto si è impennata sul marciapiede, e sono uscito fuori strada. Ricordo poco di quell’incidente, sono vivo per miracolo, e conservo 17 cicatrici. Questo è stato l’inizio della tragedia.

Quando e perché sei diventato un testimone di giustizia?    
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che mi ha portato a denunciare i 5 clan camorristi, è stato il sequestro di persona per mano degli scissionisti di Secondigliano.
Sono stato chiuso in uno sgabuzzino 2mtx2mt, dalla mattina fino a notte inoltrata, con persone armate a turno fuori la porta, nelle case celesti di Secondigliano. 
La fine? Un’estorsione di 26.000 euro, che si è conclusa il giorno dopo, quando sono venuti a prendere la mia macchina e la mia moto, dal momento che non avevo più soldi, viste le estorsioni che pagavo da tempo.

Come hai aiutato la giustizia italiana?
Ho confermato le accuse di estorsione in un maxi processo che ha visto in cassazione 81 esponenti legati al clan Russo di Nola, e sono stati distribuiti 730 anni di galera. Il secondo processo riguarda 10 persone arrivate alla sentenza di primo grado, legate al clan degli scissionisti di Secondigliano, dei Lo Russo di Cardito, dei Mallardo di Giugliano e dei Bizzarro di Melito.

Ti sono mai state concesse protezioni da parte dello Stato, dopo aver “aperto la bocca” su questioni che avrebbero potuto mettere a repentaglio la tua stessa vita?
L’unica assistenza che mi è stata accordata è la protezione. Si è tradotta, dopo 5 mesi dalla richiesta del PM, in una scorta di quarto livello che non prevede neanche l’auto blindata. E in una città dove "le stese" sono all’ordine del giorno, vi assicuro che la tensione è davvero tanta.

Come e quando hai saputo del tuo cambiamento di status da testimone a collaboratore di giustizia?
L’ho saputo con una telefonata dei Nop (Nucleo Operativo Protezione) i quali mi avvisavano che il Ministero dell’Interno aveva predisposto, dopo 3 mesi dall’ingresso nel programma come testimone, il cambio di status.

Perché pensi sia avvenuto ciò?
È successo tutto questo perché, purtroppo, la legge sui testimoni è la stessa che disciplina anche i collaboratori, e come tutte le leggi fatte male, è interpretabile e, nelle mani di persone che hanno come obiettivo quello di lanciare il messaggio di non denunciare, diventa uno strumento di ritorsione contro chi in un paese onesto ancora ci crede.

Sei stato tenuto all’oscuro di tutto. Perché?
Non solo sono stato tenuto all’oscuro di tutto, ma il Ministero mi ha anche negato l’accesso agli atti per la difesa. Il perché, è facilmente deducibile anche dal numero dei pentiti che ci sono in Italia, circa 10 mila contro 86 testimoni. L’essere onesti in questo paese e verso questo sistema, ti pone in una condizione di svantaggio. In un sistema dove tutto è marcio, l’onesto diventa l’anomalia da debellare. Punire i testimoni per lanciare un segnale forte, cioè che denunciare non conviene.

Cosa chiedi nella petizione? A chi ti rivolgi?
Chiedo che ci sia giustizia di trattamento per chi denuncia la criminalità organizzata. E’ impensabile che chi subisce, venga giudicato e trattato nello stesso modo di chi per tutta la vita ha fatto il delinquente e poi si pente.
Testimoni di giustizia lo possiamo diventare tutti. Denunciare dovrebbe essere la normalità e questi tipi di scelte, meritano premi, non condanne.

Che ne pensi delle firme ricevute da Salvatore Borsellino e Luigi de Magistris? 
Sapere che nomi come quello di Borsellino, e di de Magistris si siano uniti alla mia sete di giustizia, oltre a rendermi orgoglioso, è una carica di energia e determinazione ad andare avanti.
Un sindaco di una città come Napoli che dà un segnale di legalità così forte, non può non essere determinante nelle linee guida che questa città sta adottando, e la mia determinazione nel rimanere nella mia città, parte anche e soprattutto da questo tipo di scelte.

 www.sonotestimone.org

 

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