Morti nelle mani dello Stato: dati e infografiche

di Angela Gennaro

Archiviazioni, assoluzioni, a volte condanne. Odissee giudiziarie e, troppe volte, l'oblio. Secondo il dossier "Morire di carcere" di Ristretti Orizzonti, tra il 2000 e il 2016 (dato aggiornato al 2 agosto scorso), 2.547 persone sono morte nelle patrie galere. 910 si sono suicidate. 

Numeri che nascondono storie di persone. 

Storie di persone dalle provenienze più disparate. E anche alcuni casi in cui ancora si cerca la causa della morte, avvenuta in circostanze tutte da chiarire. Che sia in carcere o in custodia cautelare, in attesa di processo o nello scontare una condanna definitiva, nel corso di una perquisizione o di un arresto, lo Stato è obbligato ad assicurare i diritti umani alle persone che si trovano sotto alla propria custodia.

"Stefano Cucchi non doveva morire". 

"Uno Stato democratico assicura alla giustizia e può privare della libertà chi delinque", diceva l'allora ministro della Giustizia Angelino Alfano il 3 novembre 2009 al Senato, nel corso dell'informativa del Governo sul caso, già tristemente noto, di Stefano Cucchi. "Ma non può privare nessuno della propria dignità, della propria salute e della vita". Il geometra romano di 31 anni deceduto all'alba del 22 ottobre di quell'anno presso la struttura penitenziaria dell'ospedale Sandro Pertini "non doveva morire", dice Alfano. 

E non dovevano morire neppure Raffaele, Marcello, Vincenzo, Katiuscia, Federico, Habteab, Aldo, Manuel, Giuseppe. Non doveva morire Riccardo Magherini, il quarantenne fiorentino deceduto nella notte tra il 2 e 3 marzo 2014 durante un arresto in una strada del centro di Firenze. Uno dei casi più recenti: per la sua morte il Tribunale di Firenze ha condannato a luglio scorso tre carabinieri imputati per omicidio colposo.

Non doveva succedere per tutte quelle persone di cui le cronache non parlano, ma che hanno una cosa in comune: essere morte mentre erano nelle mani dello Stato.

In queste infografiche trovate alcuni dei loro nomi e delle loro storie. 

Immagine di apertura via Flickr