Obiettore di coscienza o no? La scelta (diversa) di due medici

di Chiara Rocca

Obiezione di coscienza: se ne sente parlare spesso, purtroppo quasi sempre in corrispondenza di fatti di cronaca. Parliamo di medicina e, se vogliamo essere più specifici, di ginecologia. Le storie di medici che, per ideologie e valori personali, hanno deciso di non togliere la vita, in vario modo e in varie situazioni, sono molte e in alcuni casi le conseguenze sono state drammatiche.

L’ultimo episodio : quello di Valentina, una donna di 32 anni che a Catania ha perso la vita, insieme ai due bambini che portava in grembo. Il medico, obiettore di coscienza, ha deciso infatti di non intervenire sull’insufficienza respiratoria dei due feti, sostenendo, secondo quanto riportato dalla stampa, “fino a che è vivo io non intervengo". Un caso su cui sono ancora aperte le indagini, ma che di certo è costato la vita alla mamma e ai due gemellini.

Chiara, a seguito di quest’ultimo episodio, ha deciso di lanciare una petizione, raccogliendo in poco tempo quasi 52.000 firme. La richiesta è quella di “assumere nelle strutture pubbliche solo e unicamente medici non obiettori”.  

Noi di Change.org, abbiamo deciso di ascoltare tutte e due le campane. A parlare sono Marco, medico non obiettore, e Sara, medico obiettore. Vediamo quali sono i punti di vista dei due ginecologi.

È un medico obiettore?
M. No
S. Sì, sono un medico obiettore.

È cattolico/a?
M. No
S. Premesso che l'obiezione di coscienza non è una questione religiosa, ma semplicemente di coscienza (ho molti colleghi obiettori atei), e che sin dall'antica Grecia con Antigone, è stata ben messa in evidenza in tutti i campi della vita dell'uomo, sono anche cattolica.

Perché è/non è obiettore di coscienza?
M.  Perché ritengo che la decisione spetti alle donne e perché una legge dello Stato lo consente. In quanto cittadino dello Stato italiano, anche se fossi obiettore, dovrei applicarla se inserito in una struttura pubblica.
S. Sono obiettore di coscienza, con riferimento alla legge 194 del 1978, perché ritengo che la professione medica abbia nel proprio DNA, fin dalle sue origini la tutela della vita e della salute delle persone, qualunque sia la loro età, l'epoca di sviluppo, e la loro condizione. Ritengo pertanto che, così come la donna, anche l'embrione e il feto abbiano diritto a tutela. Le due tutele devono essere garantite in maniera paritetica. Non si può dare prevalenza di tutela all'una o all'altra parte.

Diritto all’aborto: cosa ne pensa?
M. Un diritto giusto. Per esperienza personale, ho visto donne morire nel tentativo di procurarsi un aborto in maniera clandestina
S. Non credo che esista un diritto all'aborto, né tantomeno questo è l'intento della legislazione italiana sull'argomento. La legge italiana ha previsto la depenalizzazione dell'aborto, limitandolo ad alcune circostanze, e peraltro prevedendo che prima di arrivare alla scelta dell'aborto si compiano una serie di passaggi per cercare di evitarlo.

Se una donna le chiedesse di prescriverle la pillola anticoncezionale, cosa risponderebbe?
M. I metodi contraccettivi sono un ottimo sistema di prevenzione. La scelta è necessariamente guidata dalle esigenze e caratteristiche cliniche e di età della donna. Nel caso della pillola, le consiglierei la più adeguata alle sue caratteristiche
S. Alle pazienti che mi chiedono di prescrivere la pillola anticoncezionale, faccio presente che esistono diverse modalità per conseguire il medesimo scopo, ovvero il rinvio della gravidanza, senza che necessariamente debbano assumere farmaci. L'invito pertanto a considerare la problematica di gestire la propria sessualità mediante, ad esempio, il ricorso ai metodi naturali di regolazione della fertilità, ed in particolare il metodo dell'ovulazione Billings, metodo che ha basi scientifiche e che si può applicare a tutte le fasi della vita fertile di una donna (dai cicli irregolari, all'allattamento, alla premenopausa, ai cicli da stress).

Se le chiedesse di interrompere la gravidanza per motivi personali?
M. Cercherei, come suggerisce la legge, di capire le motivazioni, la inviterei a pensarci bene, dopodiché la invierei nella struttura autorizzata, accompagnandola nelle procedure necessarie.
S. Di fronte ad una donna che mi chiedesse l'interruzione della gravidanza, che sia per motivi personali o per motivi legati a problemi di salute del bambino, imbocco l'obiezione di coscienza. Ciò non significa lasciare la donna da sola di fronte a questa scelta, ma tutte le volte che mi è capitato ho proposto alla donna di essere accompagnata in una soluzione diversa da questa.

E se invece questi motivi non fossero personali ma medici, cioè la donna dovesse interrompere la gravidanza perché è a rischio la sua vita e quella del bambino?
M. Una volta approfondito l’aspetto del rischio di vita, acconsentirei all’interruzione.
S. La circostanza per la quale esiste il cosiddetto conflitto tra la vita della madre e la vita del bambino è al giorno d'oggi del tutto remota. L'ostetricia moderna e la neonatologia più avanzate sono in grado, nella gran parte delle circostanze, di affrontare situazioni anche drammatiche, e garantire la sopravvivenza di entrambi.

Avrà sentito l’ultimo episodio accaduto, della ragazza di Catania morta insieme ai suoi due figli: in linea generale, avrebbe agito nello stesso modo del medico in questione?
M. Sulla base di quanto ho letto sulla stampa, non sono in grado di valutare. Posso solo dire che, di fronte a un rischio accertato per la madre, avrei proceduto all’interruzione di gravidanza.
S. Circa l'episodio accaduto a Catania, posso esprimere soltanto un parere in linea generale, non avendo ovviamente conoscenza dei fatti specifici. È stata invocata come causa del presunto ritardo che avrebbe portato al decesso della paziente, l'obiezione di coscienza che uno dei medici avrebbe invocato. Dalle notizie di stampa l’ispezione inviata dal ministero della Salute ha detto che non si è trattato di questo. Credo che comunque vada ribadito con forza che il medico obiettore ha il dovere di intervenire e di curare la donna in caso di pericolo per la sua vita. È uno di quei rari, probabilmente rarissimi, casi di conflitto tra la vita della madre e la vita del nascituro, e naturalmente la scelta deve essere fatta nella direzione di assicurare la sopravvivenza di entrambi, e certamente della madre ove non fosse possibile garantirla per entrambi.

Pensa che i pazienti vadano informati prima di essere presi in cura sul fatto che un medico sia o meno obiettore?
M.
S. In realtà non è il medico, almeno per quanto riguarda il medico di famiglia, che prende in cura la paziente, ma è la paziente che, spesso senza nemmeno conoscere il medico, lo sceglie presso gli uffici dell'Asl competente. Quindi è molto difficile poter dire prima alla propria paziente la propria posizione in merito all'obiezione. È evidente che in occasione del primo incontro con la paziente la informo circa le mie posizioni sulla questione.

Firmerebbe o no la petizione?
M.
S. Non firmerò una petizione volta a contrastare il diritto all'obiezione di coscienza, perché lo spazio della coscienza è garantito dalla nostra costituzione. Deve essere consentito a tutti di esprimere con libertà le proprie convinzioni morali e di coscienza. Se poi lo Stato ha deciso, attraverso la vita democratica parlamentare, di fare scelte legislative che favoriscono comportamenti che alcuni ritengono di non condividere, provvederà lo Stato a garantire i servizi che ritiene indispensabili per la propria comunità civile. Nel caso specifico dell'obiezione di coscienza in sanità, vi è anche uno spazio specifico previsto dal codice deontologico, all'articolo 22, che prevede l'opzione della clausola di coscienza sia per ragioni etiche sia addirittura per ragioni scientifiche.

 

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