Rio2016, le Olimpiadi dell'attivismo

di Donata Columbro

I volti degli atleti che esprimono emozione per i risultati raggiunti, ma anche fatica per gli anni di lavoro alle spalle, sono il simbolo di ogni Olimpiade. Che però non è solo "sport". È sempre più spesso - ma forse lo è sempre stata - occasione per esprimere opinioni politiche e voglia di cambiamento. 

Quelle di Rio2016 sono le Olimpiadi con il numero più alto degli atleti lgbt dichiarati: il doppio rispetto a Londra, 49 tra uomini e donne, secondo quanto calcolato dal sito Outsports.

A Rio è anche presente per la prima volta una squadra di atleti rifugiati: 10 persone fuggite da situazioni di povertà e violenza nei propri paesi d’origine, dal Sudan alla Siria, e che con la partecipazione ai Giochi Olimpici rendono tangibile la problematica della guerra e del necessario intervento della comunità internazionale.

A Rio è arrivato anche lo spettro del doping di stato, con l’inchiesta della Wada, l’Agenzia mondiale antidoping (Wada), che ha accusato la Russia di aver “diretto, controllato e supervisionato” la manipolazione dei campioni di urina degli atleti russi durante i controlli alle Olimpiadi invernali di Sochi.

Donne, ma soprattutto atlete

E, grazie anche all’eco dei social network, in tutto il mondo si è discusso del modo in cui il giornalismo sportivo parla delle donne nello sport.

Tutto questo ha portato migliaia di cittadini a mobilitarsi anche su Change.org per mantenere alta l’attenzione pubblica su questa tematica: a favore delle atlete di tiro con l’arco, definite in base al loro aspetto fisico sulla prima pagina del Resto del Carlino, è arrivata per esempio la petizione dell’Associazione nazionale atlete, che chiede a tutti i giornali di intraprendere una “battaglia su sessismo, sugli stereotipi e sulla mancanza di rispetto per l'immagine delle atlete”. Senza dimenticare l’appello della squadra All Reds Rugby di Roma, che ricorda come, secondo i regolamenti del Coni, in Italia le atlete sono considerate “dilettanti” e non “professioniste”, alla pari dei loro colleghi maschi.

Giochi russi

L’esclusione degli atleti paralimpici russi a Rio ha fatto invece indignare Armando, che ha lanciato una petizione per segnalare l’ingiustizia della decisione del Cpi (Comitato paralimpico internazionale) , annunciata lo scorso 7 agosto.

A livello internazionale ha mobilitato migliaia di persone la richiesta di Kaj, cittadino tedesco, per la riammissione di Julia Stepanowa, atleta russa specializzata negli 800 e 1500 metri piani, ai Giochi Olimpici: Julia è stata l'atleta che ha denunciato e fornito le informazioni necessarie a rivelare l'intero scandalo del “doping di stato” e “ha sacrificato la sua intera carriera in nome della verità, ed è l'unica che è stata esclusa da Rio 2016”.

La mobilitazione italiana

In Italia 19mila persone hanno firmato l’appello di Paolo per protestare contro l’esclusione dell’atleta Andrea Pellegrini dalla partecipazione alle Paralimpiadi: “quattro Paralimpiadi alle spalle con nove medaglie, tra gare individuali e a squadra, di cui quattro argenti, quattro bronzi e un oro ad Atene 2004 nella sciabola”, escluso in seguito a modifiche delle regole d’accesso a Rio 2016 da parte dell’IWAS (Federazione Internazionale).

A Emanuele invece è venuta un’idea per premiare il gesto “europeo” della schermitrice Elisa Di Francisca, che per la vittoria della medaglia d'argento nel fioretto, prima di salire sul podio ha mostrato una bandiera dell'Europa: per Emanuele lei sarebbe la miglior portabandiera dell’Italia alle prossime Olimpiadi di Tokyo.

E sempre attuale è la mobilitazione per Vincenza Sicari, maratoneta olimpica a Pechino 2008, costretta in un letto di ospedale da diversi mesi senza poter ricevere gli esami necessari a capire l’origine della sua malattia. Sono più di 2mila le firme raccolte dal giornale Il Popolo Veneto.

Protagonisti tutti

Da sempre l'incontro di atleti di paesi di diversa nazionalità non ha avuto a che fare solo con lo sport, ma ha messo in mezzo anche la politica, le controversie tra governi, la situazione dei diritti umani dei paesi ospitanti, l'impegno dei capi di stato contro i conflitti. Gli atleti hanno la possibilità di esprimersi sul campo di gara e sul podio, i politici possono invitare al boicottaggio, come avvenne per esempio quando il Comitato Olimpico Internazionale ritirò l'invito di partecipazione al Sudafrica in occasione delle Olimpiadi del 1964 . Ma i cittadini? Quest'anno, mai come in passato, hanno usato internet per esprimere la propria voce. Non solo per commentare le performance sportive, ma per diventare veri protagonisti del cambiamento.