Che cos'è il TTIP: domande e risposte

di Giulia Carrarini

Una minaccia per la democrazia o un'inedita opportunità di crescita? Un serio rischio per la salute dei cittadini o un'occasione incredibile per il rilancio dell'economia? Che cos'è davvero il TTIP, il "Partenariato transatlantico su commercio e investimenti"? 

Dall'Italia alla Francia, dalla Germania al Regno Unito, migliaia di cittadini in tutta Europa si sono mobilitati per manifestare perplessità e timori riguardo all'accordo che potrebbe rivoluzionare il commercio tra Stati Uniti e vecchio continente. Solo in Italia 84mila persone hanno raccolto e sottoscritto l'appello di Mattia, che chiede al governo di opporsi ai negoziati.

Noi abbiamo provato a fare un po' di chiarezza, con semplicità. E a capire, con domande e risposte, perché il TTIP faccia tanto discutere.

Partiamo dall'inizio.

 

Che cos’è il TTIP?

Il TTIP - "Transatlantic Trade and Investment Partnership", in italiano "Partenariato transatlantico su commercio e investimenti" - è un accordo commerciale di libero scambio che l’Unione europea è impegnata a negoziare con gli Stati Uniti. 

 

Chi riguarda?

L’accordo coinvolge tutti gli Stati Uniti d’America e tutti i Paesi dell’Unione europea. Per i primi, siedono al tavolo dei negoziati il rappresentante degli Stati Uniti per il commercio (USTR) e la sua squadra, mentre i secondi sono rappresentati dal commissario UE per il commercio, che è affiancato “da squadre di negoziatori e specialisti di vari servizi della Commissione”.

 

Quando è iniziato e quando finirà?

Dopo più di dieci anni di preparazione, nel luglio del 2013 sono cominciate le prime trattative, che, secondo le previsioni iniziali, avrebbero dovuto concludersi entro il 2015. Così non è stato e dopo 14 incontri - l’ultimo dei quali a Bruxelles, tra l’11 e il 15 luglio 2016 - la fine sembra ancora lontana. “Siamo ora a uno stadio avanzato dei negoziati - ha detto Ignacio García Bercero, capo negoziatore per l’Ue al termine del meeting del mese scorso - ma ovviamente è ancora necessario molto lavoro”.

Quando le trattative si saranno concluse, il testo finale dell'accordo verrà rivisto dai giuristi e trasmesso al Parlamento europeo, a cui spetterà votarlo.

Con ogni probabilità, gli imminenti cambi ai vertici delle principali potenze coinvolte rallenteranno ulteriormente la chiusura dei lavori: a breve scadrà il mandato di Barack Obama alla Casa Bianca, mentre tra il 2017 e il 2018 si tornerà al voto in Francia, Germania e Italia.

 

In che cosa consiste?

L'accordo è costituito da 24 capitoli suddivisi in tre parti, ognuna delle quali si propone un obiettivo differente:

  1. Garantire un migliore accesso al mercato USA
  2. Ridurre gli oneri burocratici e i costi
  3. Introdurre nuove norme per rendere più agevole esportare, importare e investire.

 

Quali sono i numeri di questo accordo?

Infografica europarl.eu

Infografica europarl.eu

 

Perché essere a favore?

Chi è favorevole al trattato sostiene che la sua approvazione produrrebbe un aumento del volume degli scambi e in particolare delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, con ripercussioni favorevoli anche sul PIL. Eliminare le barriere commerciali tra Usa e Ue darebbe impulso alle economie, creando nuovi posti di lavoro, aumentando le possibilità di scelta dei consumatori e aiutando le imprese europee a competere all'estero.

Questo video della Commissione europea illustra tutti i benefici dell'accordo:

 

Perché essere contrari?

I detrattori del TTIP contestano prima di tutto la segretezza dell’accordo e la mancanza di trasparenza.

A livello più sostanziale, il timore più diffuso è che i diversi standard tra Usa e Ue abbiano ripercussioni negative sui Paesi europei, favorendo sempre alternative “al ribasso”. Le preoccupazioni maggiori riguardano:

  • il cibo (dalla qualità all’igiene degli alimenti, dalla verifica della loro autenticità alla tutela delle eccellenze locali);
  • l’agricoltura (in modo particolare la diffusione di prodotti geneticamente modificati);
  • l’accesso ai farmaci e all’assistenza sanitaria;
  • la tutela dell’ambiente;
  • il peso delle multinazionali, il cui potere verrebbe accresciuto.

Riguardo a quest’ultimo punto, chi si oppone al TTIP sostiene che l’accordo miri a costruire un blocco geopolitico che penalizzerà i piccoli Stati - oltre che Paesi come Cina, India e Brasile, tutte economie in crescita - per lasciare le decisioni nelle mani di organismi tecnici intenzionati a favorire i grandi gruppi transnazionali.

Nel mese di maggio Greenpeace Olanda ha svelato parte del contenuto dei testi negoziali e il materiale è ora consultabile online. “Con questi negoziati segreti - ha commentato l’organizzazione sul suo sito italiano - rischiamo di perdere i progressi acquisiti con grandi sacrifici nella tutela ambientale e nella salute pubblica”.